sabato 25 maggio 2013

Racconto - Quella notte afosa piena delle solite cose


Fu Chiara, con semplici parole, a cominciare a complicare le cose.
- Non capisco quale sia il tuo problema, davvero, io non lo capisco. – Incrociò le braccia sopra la cintura di sicurezza e serrò le mascelle fino a mostrare i denti gialli da ex-fumatrice. Fabio, impegnato a guidare e a spalancare per lo stupore i suoi occhi sempre troppo spenti, non poté vederla in faccia, risparmiandosi così uno spiacevole spettacolo.
- Chiara, – rispose poi calmo, quasi con affetto – tesoro, io te l’ho spiegato mille volte qual è il mio problema
- No che non me l’hai mai spiegato! Non ti sei mai degnato…
  Fabio sbuffò rassegnato a quelle parole, restando in silenzio a fissare la strada oltre il parabrezza. La notte estiva era buia e per quanto ne sapeva lui poteva contenere qualsiasi cosa.
  Le ho spiegato mille volte qual è il problema pensò irritato ma che fa, non mi ascolta? O fa solo finta? E poi che vuol dire “qual è il mio problema”?
- Senti, – le rispose poi, sperando di tagliar corto – scusami, ma non ne voglio parlare di nuovo, non stasera, dai. – Si girò verso di lei e le sorrise solo con la bocca.
  Lei accennò un’isterica risatina ironica.
- E’ sempre così con te, - alzò le spalle e poi le lasciò andare - ne vuoi parlare solo quando ti fa comodo… –
  Seguirono nuovi istanti di silenzio, afosi e alleggeriti soltanto dal rumore circolare dei pneumatici che si consumavano contro la strada, giro dopo giro.
- Ah, e mi raccomando – riprese poi – fammelo sapere quando ti fa comodo, eh? Fammelo sapere… -
  Fabio tirò su le sopracciglia e i suoi occhi diventarono grandi e rotondi. Le parole giuste da rispondere gli si strozzarono in gola, calde e pastose, e quando toccò con le dita la fronte la trovò bagnata.
  Ma possibile che stia succedendo di nuovo? si chiese cercando di asciugare il sudore, strofinandolo fra i polpastrelli e il volante della macchina ne abbiamo parlato cento, mille volte! Poi fa caldo stasera, e ogni volta è la stessa storia…
  Chiuse gli occhi per qualche secondo e cercò di liberare cervello e gola.
- Senti, Chiara, io non ho nessun problema, davvero! – Si girò nuovamente e riprovò a sorridere, questa volta anche con gli occhi. In fondo, lui, voleva solo la pace – Tesoro, io non ne voglio parlare solo perché non c’è niente, davvero, niente di cui parlare! -
  Chiara si voltò di scatto e Fabio percepì tutta la violenta ostilità di cui erano colmi i suoi occhi rossi, il suo fiato caldo e suoi capelli unti, mentre qualcosa di simile alla rabbia cominciava ad arrampicarsi dallo stomaco su fino alla gola.
- Sono stronzate, Fabio! – esplose lei. – Stronzate! Ma quante volte te l’avrò detto? Dieci, cento? Forse mille volte! –
- Ma cosa, Chiara? Detto cosa?
- Che cosi non va! Che non è quello che voglio! Che non sono felice! E non alzare la voce!
- Non sto alzando la voce, Chiara, va bene!
  Lei non aggiunse altro e lo lasciò con il dubbio di essere passato per isterico.
  Ma io non stavo alzando la voce, Santo Padre, ma che le prende? Ma perché deve fare così, perché devono fare tutte così? Ti stuzzicano, ti provocano e poi sanno sempre come fregarti. Io non la sopporto più, non è normale tutto questo.
  Le mani di Fabio restavano incollate al volante della macchina, nero e pieno del sudore di tutti i suoi proprietari precedenti. Teneva le dita strette, rigide, e le unghia rovinate dai denti lo infastidivano in più punti nel palmo. Tirò su un respiro, poi decise di riprovarci, stringendo i denti e scaricando il nervosismo sulla mascella.
- Comunque, - disse, lentamente - non è come dici tu. –
  Pochi secondi di silenzio.
- Non è come dici tu. – ripeté lei, imitando la sua voce.
  Fabio chiuse gli occhi, stanco, mentre un nuovo silenzio piombava dentro il veicolo. Provò la sensazione di aver perso qualcosa, una partita, un gioco, una guerra. Poi, proprio quando stava per rinunciare a tutto, fu lei, a bassa voce, ad offrirgli una nuova cruda speranza.
- Ascolta, Fabio, ti prego… -
- Dimmi… –
- Cerchiamo di non litigare, ok? Non ti arrabbiare. –
  Fabio scosse la testa.
- Non mi arrabbio, ok. –
Io non mi sono mai arrabbiato stasera. Hai fatto tutto tu, Chiara. Cazzo, hai fatto tutto tu! Mi hai anche fatto il verso e io non ti ho detto niente.
- Io non te lo voglio imporre, Fabio, – ricominciò lei, scandendo le parole come se parlasse ad un idiota – io voglio convincertene, capisci la differenza? -
Fabio deglutì. Si sentì trattato come un idiota.
- Chiara, si, lo capisco, - rispose, fingendo di essere ancora calmo. In fondo era lui quello maturo - ma ne abbiamo parlato mille volte, proprio come dici tu, e tu hai sempre concluso cambiando idea. -
- Non è questo il punto, Fabio… –
  La sua voce calma non faceva altro che aumentare il nervosismo di Fabio.
- Si, che è questo il punto, invece! Tu vuoi impormi una cosa a cui neanche tu credi! Una cosa con cui ti sei fissata! Una cosa a cui non hai mai pensato troppo, una cosa che forse non fa neanche per te, se ci pensi!
- Fabio, stai attento a non esagerare. –
  Prima di risponderle, Fabio si girò per un istante verso di lei. Sentiva l’adrenalina dargli coraggio e, illuso che ormai la tempesta non si sarebbe più scatenata, si convinse che avrebbe potuto dire, almeno per questa volta, tutto ciò che pensava.
  Non esagero, Chiara, cazzo se non esagero… ma questa volta non posso lasciarti l’ultima parola, non posso… si disse per farsi coraggio. Poi alzò gli abbaglianti e scalò di marcia, come per prendere la rincorsa.
- Chiara, - riprese nervoso - tu vuoi questa cosa perchè da secoli si usa così. Perchè è stato così per tua mamma, per tua nonna, per la tua bisnonna. Perché ha fatto lo stesso tua sorella, tua cognata, e l’ha fatto mia sorella, e l’hanno fatto tutte le donne che hai incontrato in quel cazzo di posto da cui veniamo! Tutte donne che non hai fatto altro, per anni, che prendere per il culo per come vivono e pensano! -
- Fabio, stai dicendo che sono stupida? –
- Chiara, sto dicendo che questa è una cosa stupida. – puntò il dito tozzo e sudato verso i piedi di lei - Sto dicendo che tu lo sai benissimo, e sto dicendo che tu non riesci a rinunciare a questa cosa solo perché ti hanno inculcato che è così e basta!
- Quindi sono cresciuta male? Questo vuoi dire? – Chiara sbuffò incrociando le braccia. Si lasciò andare pesante sulla spalliera e fissò lo sguardo oltre il parabrezza. La luce arancione dei rari lampioni si rifletteva ad intermittenza sul sudore che le imperlava il collo. Fabio se ne accorse e provò ribrezzo per la pelle di Chiara.
  Mi viene da ridere. E non posso neanche farlo. Sarebbe come una resa. Ed è questo quello che lei vuole. Una resa. Vuole che io accetti per sfinimento. Vuole che l’accontenti. Non le importa di convincermi, può ripeterlo mille volte. Vuole sia come dice lei e basta.
- Ti rendi conto che io non ho detto niente di tutto questo, Chiara? Sei cresciuta male? Ma chi l’ha detto? Io ho detto solo…
- Tu dici solo cose per ferirmi! – lo interruppe quasi urlando – E io non ce la faccio più!
  Chiara aveva cominciato a piangere, gli occhi rossi e fuori dalle orbite, e Fabio aveva cominciato ad odiarla, mentre con la coda dell’occhio vedeva la sua testa sporta in avanti e le sue mani che vagavano istericamente nell’aria.
- Io così non ce la faccio più! Mi vieni sempre contro per partito preso! Io apro bocca e tu già pensi a come contraddirmi!
- Tu sei completamente impazzita! – urlò Fabio. Provò l’istinto di colpirla ma ovviamente non lo fece. Pensò allora di accostare al lato di quella stradina buia di campagna, umida e appiccicosa come la notte, e urlare, dare pugni al tetto della macchina, e poi scappare via, lasciando Chiara lì a sbrigarsela da sola. Ma non fece neanche questo.
- Io voglio solo il tuo appoggio, – continuò lei - voglio fare le cose assieme a te! Ma non lo capisci questo? Stare insieme significa fare le cose insieme, discutere e poi trovare un accordo! Ma non ci arrivi?
  Ma non ci arrivo? pensò Fabio Cazzo, io non arrivo a cosa? Io cerco solo di mantenere una personalità, di non diventare uno zerbino…
- Se c’è qualcosa che non va dimmelo, ne parliamo e troviamo la soluzione! – aggiunse ancora Chiara.
  Come fai a parlare, come fai a trovare ancora la voglia di parlare, sempre della stessa cosa, quando sai che non vieni ascoltato, sai che qualsiasi cosa tu dica verrà ignorata…?
- Ma no! Tu non vuoi mai parlare! Tu sei come tutti gli altri! Non sei disposto mai a parlare delle cose, a cambiare idea… Vi fissate con le cose e basta, irremovibili! Ma per cosa poi? Ma perché non ve ne state da soli? Tornatevene dalla mamma, rompete le scatole a loro!
  Santo padre, aiutami, perché non so come finirà… aprirò lo sportello, mi schianterò contro un albero, mi inghiottirò la lingua, non lo so… so solo che non posso continuare così, non posso continuare a mettermi da parte, a subire… Santo Padre, aiutami, fa che se ne vada, fa che mi lasci, fa che trovi un altro, fa qualsiasi cosa ma fa che esca fuori dalla mia vita…
- E sai che ti dico, Fabio? Che non mi interessa più, davvero, d’ora in poi, farò solo quello che voglio. Tu non sei d’accordo? Bene, non mi interessa… così non possiamo andare avanti, io non mi posso annullare per te. Visto che si presuppone che io e te staremo insieme ancora per molto, tanto vale mettere le cose in chiaro subito. Basta, saremo più egoisti, più individualisti.
  Tu non sei in grado di prendere una decisione da sola, Chiara… cosa vuol dire per te essere egoista, essere individualista? Riusciresti ad esserlo? Santo Padre, ti prego aiutami, aiutaci entrambi…
  A quella supplica non seguirono parole. Fu solo questione di rumore e luce, nient’altro: il clacson inutile dell’altra macchina, poi le otto gomme a scorticarsi sull’asfalto. I quattro fari che dopo essersi abbracciati si spingono di lato, come in un tango argentino, due verso destra e due verso sinistra. Poi metallo, vetro, cigolii, urla, forse, ma soffocate, inudibili.
  All’improvviso, quella notte afosa e piena delle solite cose, era solo una notte bianca con le ruote dell’altra macchina ribaltata che giravano a vuoto.
- Chiara? – sussurrò Fabio, con il sangue che gli solcava il viso e le fratture ai polsi che gli impedivano i movimenti – Chiara?
  Chiara non rispose niente, con la testa rossa che le oscillava sopra il seno inutile. Chiara non rispose niente, e Fabio si sentì sollevato.

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