sabato 25 maggio 2013

Racconto - Pelle


I

Martini come aperitivo e il piacere di una compagnia allargata, eterogenea, per un addio, a quell’inglesino dagli occhi belli, che per Fabio ha il sapore di un sollievo, di un arrivederci poco probabile, comunque da evitare.
Un’esibizione di cravatte viola e qualche scarpa sportiva, tailleur e milioni di sorrisi. Ricordi, promesse e dimostrazioni di affetto, lacrime e molti brindisi di buona fortuna.
A cena il vino scorre a fiumi, l’inglesino beve, credono che sia abituato, ma non è così. Non beve per abitudine, beve per distrarsi, per annegare in un mare di alcol qualcosa che gli sembra disprezzo per se stesso. Beve e fa bere, versa il vino alle ragazze, fa lo splendido, nonostante i suoi begli occhi siano spenti.
Nella sala lussuosa, in quella tavola rotonda con le candele bianche e rosse, l’odore delle pietanze elaborate si confonde con i gesti, con i sospetti. Ogni parola sussurrata fra vicini di sedia svela un’ombra, sulla pelle di Chiara e nel cervello di Fabio, un peso che si alleggerirà solo man mano che l’orologio andrà avanti nel suo cammino circolare, fino al momento dell’addio, affinché Chiara e Fabio possano finalmente tornare a casa, in pace e innamorati.
Mezzanotte, champagne, Fabio guarda l’orologio, Chiara guarda per terra, l’inglesino ringrazia tutti, ride e piange.
Ancora sorrisi, ancora abbracci, ancora promesse.
La Volvo nera sfreccia avvolta nell’assenza di odori e parole. Fabio vive il suo momento di sollievo, Chiara guarda fuori dal finestrino. Un silenzio mollo, di routine.
- Sono sfatta… - dice Chiara, salendo le scale moquettate.
- Ora vediamo… - risponde Fabio. Le sta dietro, le tiene le mani sul culo e la spinge per finta, delicatamente. Sente l’eccitazione che dalle mani piene gli attraversa le braccia, il petto, gli fa tremare le gambe. Gli smuove tutto in mezzo alle gambe, ma si ferma nel cervello, fa a pugni con l’antico sospetto, poi vince e avvolge tutto.
- Piantala… - lei ride e allunga il passo. Al piano di sopra toglie le scarpe, le sistema con cura, poi il vestito lo lascia andare dove capita. Ha la pelle lucida, sudata, la luce malsana della notte le si riflette addosso come in uno specchietto da bagno. Lui la guarda e la bacia sulla bocca e sul collo.
- Sei bellissima… - le dice.
- Grazie – risponde lei, la voce le trema.
- Sei proprio una stella… -
La fa girare su se stessa, le sposta i capelli rossi con la mano e glieli tiene fermi, di lato, le si appiccica contro. Con la lingua le accarezza il collo, con la mano libera il culo e la schiena, le gambe fin dove può arrivare, le spalle, la pancia. Per un attimo le stringe le mani davanti, poi risale fino al seno, la mano si insinua sotto il reggiseno e le dita stringono un capezzolo.
- è grande oggi… - dice. Lei ride, sa che non è vero, o forse si, oggi è un po’ più grande del solito.
La fa girare di nuovo, si allontana di un passo, ancora vestito, con la camicia perfettamente dentro i pantaloni e la cravatta stretta. La guarda, guarda la sua pelle bianca e lucida, bianca e bellissima, la pancia piatta, il seno rotondo, le mutandine nere e costose che lo fanno eccitare. Lei abbassa lo sguardo a terra, gli prende le mani e gli dice che lo ama. Lui sente qualcosa dentro, crede che sia felicità, e non si chiede se sia vero o meno che lei lo ami.
- Anche io… - le risponde, il cervello è spento – anche io ti amo! –
La tira a se e la bacia, la sua lingua sente e registra i sapori della sua bocca, l’umidità e i movimenti della lingua di lei, a destra, poi a sinistra, si ritira e poi insegue la lingua di Fabio, accarezza le sue labbra che sanno di alcol e caffè, e quando si stacca un filo di saliva continua ad unirla alle labbra di lui.
- Vuole scoparmi? – fa lei, è un loro gioco.
- Fino a morire… -
- Come vuole farlo? –
Lui fa finta di pensarci.
- Prima voglio leccarti la fica, fino a farti venire, poi… -
Lei lo ascolta, a tratti. A tratti pensa ad altro. Lui l’afferra per i polsi, si sente dio ormai. Le blocca le mani in alto, la fotografia di due ballerini, e si  morde le labbra. Chiara chiude gli occhi e un ciuffo di capelli le cade sulle spalle lucide di sudore. L’eccitazione le fa esplodere il petto e il cervello, le fa tremare le gambe. Vorrebbe rompere ogni barriera del suo cuore e far scorrere a fiumi l’amore che lo riempie, lasciarlo andare e colmare la stanza, la città, il mondo. Avvolgere ogni persona, amare ogni persona. Vedere il suo amore moltiplicarsi per divisione.
Stringe Fabio a se, e muove le labbra, in silenzio. Un attimo dopo spalanca gli occhi, e maledice la sua bocca.

II

- è la prima volta, si, ma non è la prima volta che mi innamoro di qualcun altro… -
- E come puoi ancora stare con lui, guardarlo in faccia, andarci a letto? –
- Tu non capisci… sono scorpione, ho tanto di quell’amore da dare che mi scoppia il cuore… -
- Quindi ami me ma continui ad amare anche lui? –
- Si… amo te, ma amo anche Fabio… -
- Va in contraddizione… -
- No, non va in contraddizione. Il cuore mi batte forte per lui, per quando ha bisogno di me e per quando gli faccio un regalo. Ma mi batte anche per te, per quando mi dici certe cose o anticipi i miei pensieri o mi fai ridere… -
- Allora potresti amare anche altre persone? –
- Si. Ma al momento amo solo voi due… -
- Hai una pelle stupenda… -
- Non è vero… -
- Bastava grazie. –
- Grazie… -
- Non lo lasceresti mai per me? –
- Si, perché no… ma al momento non è quello che voglio. Ciò che provo per voi non ha niente a che fare con questo… –
- Ma non ti senti mai in colpa? –
- No. Forse dovrei, ma non ho tempo da sprecare in sensi di colpa… -
- E se lui facesse la stessa cosa? –
- Impazzirei dal dolore… -
- Non ti capisco… -
- Lascia stare. –

III

Fabio si libera dalla morsa delle cosce e delle mani di Chiara, ricaccia la lingua in bocca, schifato.
- Ma che c’è? Che hai? –
- Hai un sapore diverso!
- Ma che dici, - prova lei, abbozzando una risata - dai, continua… -
- Ha un sapore diverso, la tua fica ha un sapore diverso! –
Chiara lascia cadere le braccia lungo i fianchi, la testa rossa sui cuscini bagnati di sudore. Chiude gli occhi e sospira a lungo, si accorge all’improvviso di quanto è stanca.
- Ancora, Fabio, ancora? – prova poi, sottovoce.
- Si, ancora, - risponde Fabio - la tua fica ha un sapore diverso dal solito… -
- Ma che dici? –
- …come se te l’avesse leccata qualcun altro! –
Chiara alza la testa. Deve ricominciare da capo.
- Se me l’avesse leccata qualcun altro, – dice piano - sarebbe la sua lingua ad avere il sapore della mia fica… -
- Non mi prendere per il culo, Chiara! –
- Non ti prendo per il culo, dai… continua, mi stava piacendo… -
Fabio rimane immobile, la bocca bagnata a pochi centimetri dalla fica rossa di Chiara. Lei non fa niente per attirarlo a se. Dal comodino al lato del letto il ticchettio del Rolex di Fabio riempie il buio molle della stanza, la colonna sonora perfetta per quella scena di inazione.
- E non è solo la fica, - riprende Fabio - anche le tette, le cosce, tutta la tua pelle ha il sapore di qualcun altro! –
- Va bene, ok… e dimmi, che sapore è esattamente? –
- Di saliva, schifosissima saliva di qualcun altro… -
- E tu conosci il sapore della saliva degli altri… -
- Ti ho detto di non prendermi per il culo! –
Chiara sospira ancora, nella sua testa torna indietro di poche ore. È stanca, ora che deve dividersi in silenzio fra il dolore e il sollievo per la separazione.
- Va bene, e quindi cosa stai pensando? –
- Penso che te lo sei fatto oggi, al ristorante, o di pomeriggio, e non ti sei neanche fatta una doccia dopo! –
- Ma tu sei scemo! -
- Non urlare! –
- Tu sei scemo! – i capelli rossi schizzano via dal cuscino come fuoco – Ma mi sono fatta chi? –
Fabio è ancora accovacciato in mezzo alle gambe di Chiara, urlando sputa saliva nella sua fica rossa.
- Non fare la stronza con me, - il cuore gli batte all’impazzata, l’ombra ricopre tutto, di nuovo – lo sai di chi sto parlando! – si tira indietro, finalmente, e si asciuga la bocca con il polso. Chiara non dice niente, non ha più la forza di negare, o di spiegare, lui la fraintenderebbe, non la capirebbe, come in fondo non la capiva l’inglesino. Come può amarli così tanto?
- Tutta la tua pelle sa della saliva di quello! Io non ci posso credere! –
- Fabio, ascolta… -
- Non ascolto niente, mi viene da vomitare! -
Chiara chiude le gambe, si mette a sedere. Non sopporta gli occhi traditi di Fabio e si lascia andare su un fianco, tirando le gambe al seno. Stringe a se un cuscino, si sforza inutilmente di fare uscire due lacrime. Sarebbe bello e giusto provare senso di colpa.
Gli orologi continuano a ticchettare, il tempo scorre circolare, ma questa volta non serve ad alleggerire nessun peso. Fabio si rimette in piedi, barcolla fuori dalla stanza, va in bagno e vomita. Chiara si gira sulla schiena, si sistema sulle lenzuola fresche di lino, e fa andare le mani verso le gambe. Comincia a masturbarsi, con piacere, con le gambe piegate sulla pancia e i capelli rossi sparpagliati ovunque.

IIII

L’inglesino rientra a casa brillo, come tutti gli altri presenti alla sua cena d’addio. Ha un peso sullo stomaco, ma non è il cibo, né il vino rosso, né i Martini, i rosoli o il caffè. È nostalgia precoce, e amore, per tutto ciò che sta per lasciare, e nessuna traccia di sollievo. È la rivelazione della rinuncia.
Le valigie sono pronte, accanto alla porta. Due borse piene di vestiti ordinati e uno zaino da adolescente pieno di oggetti che non hanno nessun significato particolare. Perché un anno di amore, di scoperte, di felicità, non si può racchiudere in alcuni oggetti.
L’inglesino barcolla un po’, fino al letto. Toglie le scarpe, slacciandole lentamente, e le mette di lato, come le ha insegnato lei. Allenta la cravatta e sbottona un po’ la camicia bianca. Si stende ancora vestito e pensa. Sei un congegno che si spegnerà da se. Sorride, perché si accorge di pensare in italiano, in una lingua non sua, ma che gli si è attaccata addosso come una seconda pelle. Il vero viaggio è stato entrarti dentro per provare a capire chi sei.
Duemila e cinquecento chilometri per trovare l’amore. Altri duemila e cinquecento per far finta di non averlo trovato. In mezzo un anno, dodici mesi, trecentosessantacinque giorni di… l’inglesino apre gli occhi, si era addormentato, sente una scossa in tutto il corpo. La tasca dei pantaloni vibra, il cervello ubriaco trasmette al cuore un impulso di felicità. “gentile cliente per continuare ad usufruire gratuitamente dei servizi in corso…”. L’inglesino non vuole continuare ad usufruire dei servizi in corso. Forse vorrebbe, in realtà. Ma non ne usufruirà.
Non maledire la tua bocca se mi chiama quando lui ti tocca.
L’inglesino chiude gli occhi, sente tutto girare. I biglietti dell’aereo, il passaporto, l’auto da riconsegnare. È tutto a posto ma gli viene da vomitare. é facile averti se chiudo i miei occhi spenti.
L’inglesino non vuole chiudere gli occhi, non vuole addormentarsi. Vuole pensare a lei, ad ogni centimetro della sua pelle, all’eleganza del suo parlare, del suo muoversi. Ha paura che dopo, quando sarà lontano, sarà tutto diverso, anche nei ricordi. Le sue mani dentro le tasche dei jeans, mentre cammina. Il diluvio di capelli rossi sulle spalle. Gli occhiali da sole per nascondere occhiaie inesistenti. L’inglesino ha paura di dimenticare le braccia conserte, le gambe piegate sul sedile della macchina o sulla sabbia sporca. Ha paura che un elettroshock, un alzheimer o un’altra donna, troppo inglese e troppo bionda per essere vera, possa cancellarla dal suo cervello. Ha paura di dimenticarla curiosa, snob, che sceglie a chi dare confidenza, di chi fidarsi, da chi farsi adulare.
L’inglesino non vuole dimenticare tutto questo, anche se sarebbe meglio farlo in fretta.
Sono gli ultimi rimorsi ad accompagnarlo fino al sonno, gli ultimi ruggiti da leone in gabbia. Avrei potuto portargliela via? No, non avrebbe potuto. Troppo spenti i suoi occhi per fare una cosa del genere.
Si lascia andare sconfitto, si addormenta, e fa sogni confusi. Lei, il suo primo amore, domani lo verrà a salutare?

IIIII

- Perché non gli hai detto grazie? –
- Cosa? –
- Ti ha versato il vino, e tu non gli hai detto grazie… -
Chiara lo guarda, allarga il sorriso, pensa in fretta. Tiene il bicchiere in mano, il riflesso del vino sulle guance, sui capelli rossi. Ha fatto un errore, ma negherà, inventerà, lo sa già, e lui gli crederà, perché non sarebbe giusto se non lo facesse.
- Stavo parlando con te… -
- No, - fa Fabio, l’ombra nel cervello gli schiaccia tutto – io ti guardavo, ma non parlavamo. Io guardavo te, tu guardavi lui che versava il vino alle ragazze facendole ridere. Hai abbassato la testa, e poi l’hai rialzata quando ha versato il vino a te, e non gli hai detto grazie… - gli trema la mano, mentre dice tutto questo, forse avrebbe già voluto non dirlo.
- Le altre hanno detto grazie? –
- Tutte hanno detto grazie, - continua Fabio - chiunque avrebbe detto grazie, tu non hai detto grazie… -
- Non c’era bisogno, gli ho sorriso… -
- No, tu hai preso il bicchiere e ti sei girata verso di me, e abbiamo cominciato a parlare o meglio, tu hai cominciato a parlare… -
Chiara pensa in fretta, fredda, si sistema i capelli con un gesto della testa e avvicina la bocca a quella di Fabio. Percepisce tutto di lui: la paura, il bisogno di consolazione, la voglia disperata di sentirla negare.
- Fabio, - fa Chiara, abbassando la voce – dove vuoi arrivare? -
Fabio deglutisce, si passa la lingua sulle labbra, non capisce come può trovarla così bella in quel momento in cui ha paura di tutto, e si aggrappa a questo, anche se non lo sa.
- Quando qualcuno ti versa il vino nel bicchiere, tu dici sempre grazie, - dice, con il cuore che gli scoppia - tranne quando te lo verso io… -
- Ah… - Chiara si avvicina ancora, le sopracciglia si alzano, poi si chiudono sul naso – e allora? –
- Io e te abbiamo confidenza… - Fabio abbassa la testa, sente il peso schiacciargli il petto e bloccargli le mani e i piedi – tu e quell’inglesino invece… che cosa avete? –
Chiara si allontana di un centimetro, si sistema nuovamente i capelli, beve il vino rosso. Poi apre un sorriso, uno di quei sorrisi per cui lui la ama tanto, un sorriso innamorato.
- Sei uno stupido! Ma ti amo da impazzire… -
Chiara gli da un bacio sulle labbra, con gli occhi chiusi, poi lo guarda da un centimetro di distanza. Fabio rincorre a vuoto la sua bocca, ma lei ormai è da un’altra parte. L’ombra nel suo cervello svanisce, si sente a posto, ormai mancano poche ore alla fine di quella storia.

1 commento:

  1. Ovviamente, i protagonisti di questo racconto e del precedente "Quella notte afosa piena delle solite cose", non sono gli stessi... non mi ero mai accorto della singolare coincidenza...
    A.P.

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